09
Lug
09

I’m back

Dopo 2 settimane di ferie e altrettante di lavoro arretrato arrivo a postare sul blog..
Chissa’ poi se interessera’ a qualcuno ma fa nulla. La stagione del nuoto è per me alla fine e domenica si chiudera’ con la traversata
del lario.( Se il tempo lo permette..)

In questo periodo ho partecipato alle gare dei master a Riccione e poi a Senigallia ho soggiornato fino al 5 luglio dove ho apprezzato per la prima volta il nuoto ‘open water’ ovvero in acque libere.
ChannelSwimming

Pensavo che nuotare in mare fosse piu’ facile per via dell’acqua salata che ti fa galleggiare di piu’, ma non è vero. Il vantaggio della
maggior galleggiabilità non compensa gli sforzi dovuti alle onde ed alle correnti, che seppur lievi ti fanno perdere parecchio.

Nuotavo in parallelo alla spiaggia ecco cosa ho imparato.

- Meglio nuotare alla mattina oppure alla sera perche’ il mare è generalmente piu’ calmo in queste ore.
- Meglio nuotare subito appena si arriva sulla spiaggia, ovvero evitare di stare a rosolarsi sotto il sole per ore e poi andare in mare
per nuotare, si può fare il bagno, ovvero qualche bracciata ma per il nuoto su lunghe distanze è meglio partire piu’ freschi.
- Mettere in testa una cuffia bella colorata cosi’ ti vedono
- Stare sempre al di qua delle boe di segnalazione: in tutte le spiagge generalmente ci sono delle boe che creano una linea immaginaria che serve a tutelare
i bagnanti dalle imbarcazioni, quindi è meglio non oltrepassarle a nuoto. Dov’ero io erano a circa 200/250 mt dalla spiaggia, una distanza piu’ che buona.
- Non nuotare con il mare mosso anche se il concetto di mare mosso è molto soggettivo

Mare_mosso

Ma volete mettere la soddisfazione del nuoto in mare rispetto a chi nuota costretto tra le mura di una piscina?

Mare_piatto

E le mute?

Peter rei non usa mute da nuoto, probabilmente servono per distanze molto lunghe sopra i 5 km quando si sta in acqua per piu’ di un’ora e mezza e ci si raffredda.

Io arrivo al massimo a 2,5/3 Km per cui ne faccio a meno.

Io ho una muta da wind-surf, una bella muta ma non va bene per nuotare l’ho provata in piscia e mi lega troppo nei movimenti, se proprio si vuole si puo’ acquistarne
una da triathlon. Costo dai 200 euro in su, ma non conviene buttar via 90-100 euro per una mutino da sub o da wind surf.
Con una bella muta da triathlon si guadagna notevolmente sui tempi, almeno 1 minuto ogni Km.

05
Giu
09

Stanley Kubric

Buon week end a tutti

26
Mag
09

Quando Coppi ribaltò il Giro d’Italia

“Ha gli occhi profondi..” questo riferì Ettore Milano a Biagio Cavanna, il massaggiatore di Coppi alla mattina del 1° giugno. Il riferimento della frase è rivolto a Hugo Coblet, lo svizzero, al quale il Milano, con la scusa di una foto aveva fatto togliere gli occhiali scuri con il quale si era presentato all’uscita della partenza.
In risposta Cavanna esclamò : “Allora non ha dormito!”.
Cosi’ cominciò una giornata memorabile di sport, siamo a Bolzano il 1° giugno del 1953, alla vigilia della penultima tappa del Giro d’Italia: la Bolzano – Bormio.
Fausto Coppi dice «il Giro è finito», perché in maglia rosa c’ è Hugo Koblet, che il giorno prima ha risposto alla grande a tutti gli attacchi.

Ma torniamo indietro di un giorno al 31 maggio, nel tappone dolomitico la Auronzo-Bolzano, tutti si aspettavano un Coppi all’attacco il suo rivale lo svizzero Hugo Koblet e’ in maglia rosa fin dalla tappa di Follonica, invece, a sorpresa, nella discesa del Falzarego, Koblet attacca rischiando la vita ad ogni curva e, in una quindicina di chilometri, guadagna ben due minuti e mezzo su Coppi e Fornara. In vetta al Pordoi il vantaggio dello svizzero sui due inseguitori scende a 1’15″. Sul Sella cede Fornara e Koblet comincia ad accusare la fatica. Coppi passa in testa e transita in vetta con 1’40″ di vantaggio sul biondo rivale. La folla impazzisce pregustando l’impresa. Mancano però più di cinquanta chilometri all’arrivo. Koblet rischia l’inimmaginabile in discesa e rientra ad una quindicina di chilometri da Bolzano.
Fausto scuote la testa, rassegnato. La volata tra i due a Bolzano, come detto, non ha storia ed ha il sapore del classico “a te il Giro e a me la tappa.” Ovvero Fausto vince la tappa e Hugo rimane saldamente in maglia rosa.
Al microfono di Mario Ferretti, Coppi dice: “Domani è troppo tardi ….” e rende omaggio al suo avversario dichiarando di essere ben lieto di giungere secondo dietro un grande campione come Koblet, veramente meritevole di vincere il Giro. E’ la resa.
I cronisti prendono nota e cantano il “de profundis”. Possibilista, ma con tanti “se”, si dichiara Emilio De Martino: ” …. insomma, se Coppi avrà la meglio su certi tortuosi ragionamenti e dannose titubanze, il Giro potrà essere ancora incerto.”
Ognuno dei presenti porta le sue argomentazioni affinché Fausto, l’indomani, non tiri i remi in barca: sullo Stelvio può succedere di tutto, è una salita terribile, è la prima volta che viene affrontata, Koblet soffre le grandi altezze.
L’airone biancoceleste scuote il capo. No, no, è proprio finita. Non si sa se si comporti così per intimo convincimento o per non tradire il probabile “a te il Giro e a me la tappa” di qualche ora prima.
L’ambiente si surriscalda, la discussione si fa animata ma il protagonista è come assente. Gianni Brera immaginerà persino un Pinella De Grandi, il meccanico della Bianchi, che, lasciati momentaneamente i rapporti, passeggia per la stanza brandendo nervosamente un martello.
“Ma, almeno, lo conosci lo Stelvio?” chiede qualcuno a Fausto. “No” è la risposta seccata. Tragella e Oriani prendono la “Checca” l’auto ammiraglia e vanno a vedere lo Stelvio.
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Tornano a tarda ora mentre le “contumelie condominiali” non si sono ancora placate.
“Lo Stelvio è una cosa mai vista. – annuncia trionfante Tragella – E’ un mostro!”
Coppi si lascia strappare una mezza promessa: “Beh, vediamo come si mette e poi decido se provarci o meno.”

1° giugno 1953, Bolzano
Vuoi per la spiata del gregario Enzo Milano che ho raccontato all’inizio, vuoi perché i dirigenti della Bianchi hanno convinto Coppi a non arrendersi, quando la strada comincia a salire gli uomini della Bianchi vanno all’attacco imprimendo un ritmo forsennato con Gismondi e Carrea alla corsa. Racconta Carrea: “appena la strada sale, rumba. Vado su come una moto. A Trafoi vinco il traguardo: in premio ci sono 15 giorni di sci, ma siccome non so sciare, peccato, non li ho mai fatti. Dopo Trafoi scatta Nino Defilippis. Quando in una curva Koblet perde 10 metri, con tutto il fiato che mi rimane urlo a Fausto: “Via, via”. Coppi va via, Koblet si pianta, io mi attacco alla sua ruota e per lui è come una revolverata in testa. Appena gli svizzerotti si avvicinano per spingerlo, io chiamo due poliziotti, prometto loro una ricompensa e li piazzo uno a destra e l’ altro a sinistra di Koblet: per lui è come un corteo funebre”.

Hugo Koblet dopo una delle sue vittorie

Hugo Koblet dopo una delle sue vittorie


Coppi attacca decisamente, una progressione micidiale alla quale nessuno sa resistere, inizia il volo dell’airone. L’aria d’alta quota riempie i sette litri di capacità vitale di Fausto. L’atleta biancoceleste sale leggero senza sforzo apparente, nessuno è mai stato così elegante sulla bici. Solo due piccole rughe ai lati del naso leggermente contratto, tradiscono la fatica. Dietro di lui, ad ogni tornante, la vecchia “Checca” cigola , rantola e sbuffa: ma è fatica o felicità?
Oriani guida con maestria la vecchia ammiraglia. Tragella è in piedi e, ad ogni curva, si attacca al parabrezza. Pinella “Pinza d’oro” De Grandi, con in mano una ruota, è in piedi a cavalcioni dello sportello, con una gamba in macchina e l’altra fuori. E’ teso e pronto a scattare, in caso di foratura, come un centometrista sui blocchi di partenza.6c967477012e64728485a16aeeef7a15
Dietro, Hugo Koblet ha ceduto di schianto. L’idolo delle donne, l’angelo biondo, arranca sfatto lungo gli infiniti tornanti della salita. Qualcuno parlerà poi di bioritmi, di asma, di problemi di respirazione oltre i millecinquecento metri di altitudine, di tradimento di un patto. Qualcuno, sommessamente, parlerà anche di droghe. La salita per lui è un calvario e lo scorta, controllandone ogni mossa, il più bravo in salita degli uomini di Coppi, Andrea Carrea, detto “Sandrino”. Il naso adunco e tormentato di Carrea pare il becco di un avvoltoio che controlla la sua preda.

Qualche tornante più sotto caracolla la maglia biancorossoverde di Gino Bartali. Il vecchiaccio, trentanove anni fra un mese, fa mirabilie in salita. Affronta la fatica con mistica rassegnazione, si alza sui pedali e martirizza il suo destriero d’acciaio sbattacchiandolo alternativamente a destra e a sinistra come il suo stile da arrotino gli impone. Il vecchio sale, fatica, ingobbisce e pensa: “Madonnina bona, l’è proprio duro ‘sto Stelvio. In vita mia ‘un l’ho mai fatta ‘na salita così dura. Però per la mi’ età ‘un vado miha male. E tutti ‘sti giovanotti dove sono?. Son tutti dietro al vecchio Gino tranne quello là e quel bravo figliolo del Pasqualino. Mamma mia, che fatica! L’è proprio dura, l’è durissima …. l’è ‘na bellezza, ‘na meraviglia …. ah, se c’avessi sei-sette anni di meno! Allora sì che se ne vedrebbero delle belle!”
In vetta allo Stelvio Coppi transita solo, indossa il caschetto, come è ormai abituato a fare nelle situazioni pericolose dopo la tragedia del fratello Serse, e si butta in discesa verso Bormio. Koblet rischia la vita in discesa, cade due volte ma riesce a guadagnare solo pochi spiccioli.

In un tripudio di folla, Fausto è primo a Bormio e vince il suo quinto Giro d’Italia: il numero 36 (numero caro al Campionissimo) gli porta ancora fortuna e gli fa vincere il 36° Giro d’Italia.
Secondo arriva il bravissimo Fornara e terzo è proprio lui, l’uomo che ha fermato il tempo, il vecchio Gino.

Il Giro è finito ma c’è spazio per le polemiche. Coppi incrocia Koblet nei corridoi dell’albergo e il biondo Hugo gli sbatte la porta del bagno in faccia. Patto tradito? Non si saprà mai.

2 giugno 1953

La carovana del Giro lascia Bormio per l’apoteosi finale verso Milano.

Sulle montagne nevica intensamente. Il passo dello Stelvio ora è assolutamente impraticabile. Se la cosa fosse avvenuta ieri al Giro non sarebbe successo niente …. proprio niente.
In vetta al passo dello Stelvio venne posto un cippo per ricordare l’impresa del campionissimo:
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Ecco come Gianni Brera descrisse Fausto Coppi

La struttura morfologica di Coppi, se permettete, sembra un’invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta. Coppi in azione non è più un uomo, del quale trascende sempre i limiti comuni. Coppi inarcato sul manubrio è un congegno superiore, una macchina di carne e ossa che stentiamo a riconoscerci simile. Allora persino i suoi capelli che il vento relativo scompiglia, paiono esservi per un fine preciso: indicare la folle incontenibile vibrazione del moto.

Il volto affilato e nervoso è un completamento della dinamica meravigliosa cui pure obbedisce il torace a carena. Le braccia sono due aleroni d’attacco. Non altro. Dalle reni ampie e falcate, dalle anche robuste si partono i muscoli che conferiscono alle gambe di Coppi quell’aspetto di leve disumane. Nel giro uniforme della pedalata, questi muscoli schioccano come elastici or tesi or rilassati con arte sagace e il brillio dei raggi, nelle due ruote, entra per la sua parte a creare uno spettacolo di meccanica facilità e di umana vigoria che conquista.

Allorché agile procede sul piano, l’abusata immagine della locomotiva che avanza per alternarsi di bielle in rotazione ti viene imposta da Coppi. Allorché, dondolando ritmicamente sui pedali, si attacca ad una salita e tu vedi Coppi al di là di ogni umano limite rinnovare l’antica bellezza dei miti più non osi guardarlo se solo pensi che egli è, come te, uomo. Più non osi per non sentirti a petto suo, troppo meschino. E allora pensi spontaneo esaltarlo come un fenomeno unico dello sport: ed esaltarti in lui che, grandissimo e ineguagliabile campione, è almeno, come te, italiano.

(da Gianni Brera “Ritratto breve di Fausto Coppi” – La Gazzetta dello Sport, 27/7/1949 )

Links:

http://archiviostorico.gazzetta.it/2005/gennaio/23/Stelvio_ritorna_Cima_Coppi_ga_10_0501234865.shtml

18
Mag
09

Giacinto Pannella, detto Marco.

Ha compiuto giusto questo mese 79 anni ed ha iniziato dal 15 maggio scorso l’ennesimo sciopero della fame e della sete.

Il motivo ?

Ha appreso che l’82% degli italiani NON sa che sarà presente la lista Bonino-Pannella al voto per il parlamento europeo. Così scritto una lettera al presidente della Repubblica nella quale

” denuncia la deriva partitocratica dell’”attuale Parlamento dei nominati” e protesta perche’ “il programma che dovrebbe garantire in condizioni di ‘par condicio’ le Tribune e i servizi elettorali e’ invece architettato in modo tale da assicurare il predominio assoluto di talk-show e telegiornali: vero e proprio monopolio politico incontrollabile e incontrollato- polemizza Pannella- di Raiset e del regime partitocratico dominante”.

simbolo della lista bonino-pannella

simbolo della lista bonino-pannella


Ho visto che usa lo strumento della sciopero dalla fame e della sete con continuita’ fin eccessiva,

gli ultimi scioperi sono dell’ottobre 2008 per la vigilanza rai, del 15 gennaio 2009 sempre per lo stesso motivo..

Sono denunce sacrosante, per me, e penso condivisibili da parecchie persone di vario colore politico.
Tempo fa avevo parlato con amici della scarsa qualita’ del nostro TG1 che assomiglia in parecchi servizi ad un talk-show.
Radio Radicale offre un valido servizio, senza pubblicità e senza veline, come dice la sigla, ma da lì ho sentito come viene pilotato il nostro parlamento.

Vorrei dire al dott. Pannella

“Confesso che non ti ho mai votato, ma stavolta ci faro’ un pensiero. E basta con questi scioperi pero’…

30
Apr
09

Il tallone d’achille…

Storicamente il centro sinistra è sempre andato meglio nelle amministrative che nelle politiche.
E lo stesso per le europee, questo perchè dall’altra parte la scelta dei candidati non era proprio ottimale.
Tuttavia visti i recenti successi nelle regionali, vedi Abruzzo e Sardegna hanno spinto il Nostro a
fregarsene ed a piazzare le sue veline nelle liste.01
Sarà anche amore platonico verso queste splendide figliole, alcune delle quali possono essere sue nipoti,ma sicuramente c’e’ il gusto del bello, le elezioni europee sono una bella occasione per distribuire poltrone e favori.comi
Gia’ mi immagino nelle varie discoteche, tra un ballo ed una conversazione a luci soffuse gli sara’ scappata qualche promessa di troppo..
Solo La Russa, Bondi e Verdini riescono a convincerlo nel depennare qualcuna, riuscendo in extremis a fargli capire che stava esagerando ( vedi www.lastampa.it ).
La mia amica Valeria semplifica in negativo il mio pensiero sostenendo col fare polemico che, per me,
le belle donne sono stupide e solo le racchie sono intelligenti e che se il PDL mette belle donne in vetrina è
perchè ci sono tanti maschietti che le votano.matera03g
Fatto sta che guardando le candidate del PDL, tra promosse e bocciate, vedo solo delle gran belle “figliole”, basta guardare anche le nostre ministre, poi abbiamo più votanti femmine che maschi, o no?
Beh certo qualcuna di queste sarà molto competente e preparata, ma la maggior parte di queste come le vediamo nel parlamento europeo a votare su questioni di politica economica?
Vabbè, purtroppo per noi il Nostro viene messo in difficolta’ solo dalla signora Veronica, mentre l’opposizione
polica “gli fa un baffo”…
Buona continuazione a tutti…

21
Apr
09

Che peccato – chiude radio Adamello

L’Adamello e’ un gruppo di montagne in provincia di Brescia, in Val Camonica, ai piedi di queste montagne c’e’ un paesino che si chiama Edolo.
Il 27 luglio 1978 in piena estate, un gruppo di ragazzi di Edolo fonda “Radio Adamello”. Allora con poco si poteva mettere in piedi una radio,bastavano un trasmettitore, un microfono e dei dischi, uno faceva di tutto, dal DJ, al tecnico , al commerciale.
Nel giro di qualche anno diventa una delle radio piu’ ascoltata delle provincie di Sondrio , alto Bresciano e zona del Lago di Como.
Dagli anni ‘90 in poi la radio ebbe una sua struttura come fosse un’azienda, suddivisa in vari settori, commerciale, amministrativo.

Cos’era Radio Adamello per noi, ragazzi degli anni ‘80 che oggi che siamo tra i 35 -50 anni ?

Radio Adamello era “la” radio. Ci passavano sopra sentimenti, emozioni ed il nostro pensiero girava libero.

Beh certo era il periodo delle scuole superiori, dei primi innamoramenti, del motorino e la radio ci accompagnava a casa, nei pomeriggi, quando cercavo invano di studiare e sentire la radio allo stesso tempo.
Per la storia gli anni ‘80 erano quelli del disimpegno, quando i nostri giovani professori delle superiori ci rinfacciavano la nostra “easy life”, ovvero la vita senza impegni, senza contestazioni, mentre noi ci accontentavamo di tutto. In valle tutto questo era stemperato, però un po’ si sentiva lo stesso.

Come non ricordare “il cremonese” , Mario Cervi, l’anima di questa radio fino al 2001.
A Edolo per il servizio militare fu uno dei fondatori di questa emittente. A volte noi maschi ne eravamo invidiosi, perche’ parecchie nostre amiche erano attratte dal baffo che conquista..Ma in compenso avevamo le nostre soddisfazioni quando l’Inter perdeva..Purtroppo scomparve nel capodanno del 2001 a Bormio, mentre svolgeva il suo lavoro col pubblico, come al solito.

Vi dico la verità : ora la sento molto più di rado, forse per l’età, forse perchè i tempi sono cambiati, però’ quando sono in auto mi capita di mettermi sulle vs frequenze, ed ascoltandovi ritorno ai miei anni ‘80 , poi fa piacere sapere che Radio Adamello è sempre viva, e c’è.
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Ecco il sito http://www.radioadamello.com/

Ora, dopo il 30 aprile la radio cesserà di trasmettere. Le frequenze sono state acquistate da un gruppo editoriale lombardo ( di cui fa parte Radio Number One ).

La notizia dell’imminente chiusura di radio Adamello mi ha colpito, come il metter sopra una pietra sul passato.

17
Apr
09

Un italiano vale come 100 africani

Questo è il messaggio che ci viene passato se guardiamo per un po’ i nostri telegiornali.
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A fine marzo Due, o forse tre, ‘carrette del mare’ colate a picco con il loro carico di vite e speranze nel Canale di Sicilia, nello specchio di mare antistante la costa libica. Un’altra imbarcazione con 350 disperati, soccorsa da un rimorchiatore italiano nel porto di Tripoli. Sono fra i pochi elementi di ‘certezza’ dell’ennesima tragedia dell’immigrazione clandestina che ha insanguinato il Mediterraneo
Nei TG una scarna notiza e nulla più.

In compenso siamo martellati da immagini sul terremoto Abruzzese da giorni, persone anziane che vivono nelle tende,di bambini che vanno all’asilo in tendoni, di macerie ovunque.
Questo e’ quanto i nostri mezzi di informazione ci inviano : la vita di un italiano vale almeno 100 volte quella di un africano.
I nostri politici, di fronte al terremoto, fanno a gara a chi e’ piu’ addolorato e piu’ si prodiga a raccogliere fondi.
C’e’ un partito trasversale da destra a sinistra che grida “Sciacallo!!” a chi non si accoda e non si mostra addolorato e riverente.

Il dolore va rispettato col silenzio, invece i politici ostentano una dedizione alla causa da primadonna.

Come non pensare che non si sfrutti il terremoto per avere un ritorno d’immagine?

Poi voglio contestare il sacro principio della ricostruzione, se abbiamo 2 famiglie di 4 persone

1) la prima ha perso il suo appartamento da 100 mq con una fiat punto in garage ha diritto ad essere risarcita per il valore perso.
2) se la stessa famiglia vive un una villa che vale 1.500.000 con 1 mercedes, 1 ferrari in garage non puo’ pretendere di vedersi tutto risarcito ristabilendo la situazione ante terremoto, deve avere lo stesso risarcimento della prima in quanto lo Stato non e’ responsabile del terremoto.

02
Apr
09

Viviamo in un tubo

A volte mi sembra che il nostro sistema di vita ci costringa a vivere in un tubo.
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Ma perchè un tubo?
Perchè il tubo ti blocca gli spazi, se sei dentro vai solo avanti o indietro.

PeterRei cerca di uscire dal tubo, a volte sbatte contro le pareti invano, a volte riesce.
In cosa consiste il tubo?  Nei vincoli che la nostra società ci impone, nella iper-specializzazione, nella
globalizzazione.Non e’ che il tubo ci spara verso un modello di società che sta diventando insostenibile?

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Ho portato l’auto per la revisione: 75 euro per metterla su un banco 4 accelerate, 2 frenate e via….
E’ giusto che si controllino i freni, i fari le gomme ma 75 euro per 4 accelerate e 2 frenate sul banco mi sembra un po’ troppo,
per non parlare del bollino blu ogni anno.
Ecco a volte penso che ci sia una sorta di sistema che ci spinge a spendere le nostre risorse e noi non siamo più padroni del nostro tempo e del nostro denaro..

Ma tante persone nel tubo ci stanno bene, come Mr X il mio vicino, lui si nel tubo ci sta benissimo e viene sparato come una pallottola nella canna di un fucile.

La sua auto ideale è il SUV, k0725012

per legittimare sulla strada il successo conquistato dopo anni di sacrifici così si sta alti,per salire un bel poggiapiedi cromato perchè lo scalino dovrebbe essere alto non meno di 70cm
e se per caso offre un passaggio a qualche bella minigonnata e wow scatta l’upskirt!!k0109005
Ed mezzo dovrebbe essere sempre più alto, l’ideale sarebbe il poter guidare in piedi, come fosse al timone di una vascello con tutti i comandi sul cruscotto altro che balle!
Ed il sabato pomeriggio finalmente entra nella sua dimensione, dopo una settimana di lavoro-palestra-casa-famiglia arriva il momento dello sfogo:  in giro con gli amici nei centri commerciali ostentando potenza economica e ricerca delle migliori offerte nello stesso tempo,
oltre al piacere di sedurre e conquistare perchè questo è il “sale della vita” come sostiene con fare orgoglioso, quando la moglie non è nei paraggi.

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Poi la domenica con un ammirevole senso del dovere rientra nei ranghi e puntuale come un orologio svizzero va a messa con la famiglia e pranzo dai suoceri.
Non so, forse sono io a sbagliare, forse dovrei lasciarmi guidare e scorrere dentro il tubo?

31
Mar
09

Tecnica nuoto: mettiamo la testa a posto

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La posizione della testa ha un grosso impatto sulla nuotata, ci può far andare più veloce o più piano.

Guardiamo la posizione della testa rispetto alla colonna vertebrale abbiamo:

• Stile libero, rana e delfino.
Se mentre nuoti guardi avanti sei in posizione “head up” questo ti abbassa le anche verso il fondo della piscina.
Se guardi sul fondo della piscina proprio sotto di te sei in posizione “head down” e siamo in posizione neutra ovvero non spingiamo le anche giù. ( come nella foto sopra )
• Dorso
Se guardi i tuoi piedi sei in posizione “head up” se guardi il soffitto ( o il cielo se sei all’aperto ) sei in posizione “head down”

Andiamo ora ad esaminare la posizione “head up”. Il termine head up è fuorviante perché non vuol dire che si nuota a testa alta ma che si guarda un po’ piu’ avanti del fondo diciamo che la linea del nostro sguardo fa all’incirca 45° col fondo vasca.
Se stiamo nuotando al massimo , per un breve tratto, ed abbiamo una notevole spinta di gambe questa posizione ci puo’ essere utile. Questo perché ci tiene giù le anche ed in questo modo si sfrutta ti più il lavoro delle gambe, andando a compensare la maggior resistenza all’avanzamento.
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Ma quasi sempre la posizione migliore è quella “head down” ovvero guardare il fondo sotto di noi, oppure il soffitto se andiamo a dorso , tenendo allineate le vertebre cervicali ovvero tutta la spina dorsale parallela al fondo!
Si offre minor resistenza all’avanzamento perché le anche tendono ad essere piu’ alte rispetto a prima . Comunque le gambe devono lavorare sennò affondano ed oltre ad avere una piccola spinta propulsiva danno un bel vantaggio nel rendere il nostro assetto molto piu’ idro-dinamico.
Quindi la posizione migliore è quella head down.

E la respirazione?

A stile libero si sta in posizione “head down” ma la testa non e’ mai interamente sott’acqua e questo è un bene, piu’ la testa e’ fuori dall’acqua e meglio e’. Attenzione : ho detto piu’ e fuori dall’acqua ma sempre in posizione “head down” ovvero guarda il fondo!! Non guardate in avanti per tenere la testa alta!!
Quindi guardiamo come influisce l’altezza della testa sull’acqua ovvero quanta parte della testa rimane fuori dall’acqua sulla nuotata.
A questo punto posso distinguere 4 stili in 2 gruppi, nel primo gli stili a bracciata lunga ovvero quelli dove la mano entra in acqua molto davanti a noi ed esce a livello delle cosce, nel secondo gruppo ci sono quelli a bracciata corta:
• Stile libero e dorso sono a bracciata lunga
• Delfino e rana sono a bracciata corta

Negli stili a bracciata lunga tenere la testa il più’ possibile fuori dall’acqua, sempre in posizione head down ci aiuta.
Negli stili a bracciata corta, al contrario si è più idrodinamici, ovvero si scivola di più se si tiene la testa sott’acqua. Provate a fare un pezzo a delfino senza uscire a respirare, non andate più veloci?
Viceversa: nuotate a rana con la testa sempre fuori dall’acqua, andrete lentissimi…

Per maggiori precisazioni

andate su

http://swimming.about.com/od/swimtechniquehelp/a/head_position.htm

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18
Mar
09

Neve

Quest’inverno ci sono state abbondanti nevicate in montangna. L’altra domenica ho scattato una foto in un giretto con gli sci in montagna. Si rimpolpano un po’ i ghiacciai e le montagne sono gonfie di neve, meno male perche’ in questo modo anche se non piove rimane acqua per l’assetata pianura.
Alcuni sostengono che dall’estate scorsa, abbastanza fredda e con precipitazioni che son diventate nevicate sopra i 3000 mt gia’ da settembre si ha la sensazione che i ghiacciai riprendano un po’ del terreno perduto..
Secondo me è solo un episodio, non fa testo un anno solo visto che e’ da 50 anni che i ghiacciai si ritirano.
Postero’ ancora altre foto intanto ecco questa, la neve arriva fin sotto i cartelli di segnalazione.. siamo a 1800 mt sopra il livello del mare all’incirca e qui di notte si va ancora sotto zero ma di giorno il sole ci fa abbronzare.
Buongiorno a tutti.
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Eccone altre 2 , queste sono state scattate un po’ piu’ in basso la settimana scorsa…
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