Incipit
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio….
Ho letto questo libro al mare: Gabriel Garcia Marquez inventa il fantastico villaggio di Macondo con tutti i suoi personaggi: mi sembra proprio un libro “sudamericano”.
Premesso che non ho la preparazione e la cultura letteraria per scrivere recensioni di libri, quello che mi ha colpito di piu’ di questo libro e’ che dal capostipite e fondatore di Macondo Josè Arcadio Buendia in un secolo si passa attraverso varie generazioni all’ultimo Buendia, tutti i nomi sono Arcadio o Aureliano, per ricordarsi tutti i legami bisognerebbe costuirsi l’albero genealogico con carta e penna, ma anche i personaggi femminili sono descritti cosi’ bene..
Quanti spunti di contatto con la realta’ sudamericana troviamo nell’inventato villaggio di Macondo? Secondo me tantissimi.”
Con questo libro scritto nel 1967 Marquez vinse il Nobel per la letteratura nel 1982.
Ho conosciuto l’autore leggendo qualche anno fa “Il generale nel suo labirinto” una pseudo biografia dell’ultimo periodo di vita di Simon Bolivar, da qui la scelta di leggermi forse la sua opera piu’ importante quando passando nelle bancarelle ho visto questo libro.
Massima per il week-end : “Non ho mai il tempo necessario per essere puntuale” oppure come dice Lord Henry Wotton “La puntualità è ladra del tempo”

28 Luglio 2008 at 7:40 pm
Il mio commento di sabato (o domenica?) a questo post l’hai censurato? Non è mai arrivato? Lo tieni in serbo per giorni migliori?
29 Luglio 2008 at 6:52 am
Non e’ arrivato, i tuoi commenti entrano qua diretti senza bisogno della mia approvazione, rimandalo dai che sono curioso
29 Luglio 2008 at 12:53 pm
Il commento smarrito diceva più o meno questo:
Quando incontrai “Cent’anni di solitudine” avevo vent’anni. Lo trovai per caso nella libreria del mio fidanzato di allora, nella prima edizione originale. Fu il primo libro di Marquez che lessi. Lo divorai in due giorni. Un capolavoro che mi aprì la finestra sul mondo della letteratura sudamericana. Un mondo di magie, di piogge di fiori, di capelli che crescono dopo la morte, di nomi strani, personaggi quasi biblici e grandi famiglie. Un mondo che è rivoluzionario per natura anche quando parla di tradizione. Un mondo meticcio, fatto di culture sovrapposte così diverse da non riuscire mai a integrarsi completamente, ma in grado di convivere in un sincretismo disincantato e pieno di contraddizioni. Da allora questo mondo letterario mi ha stregato in molti modi, con vari nomi e vari autori.
Ho letto tanti libri di Marquez, ma sempre con la sensazione di continuare a leggere il primo romanzo (questo). Come se Marquez avesse continuato per tutta la vita a scrivere lo stesso libro, integrandolo, ampliandolo, ma mantenendo inalterata la materia di fondo. In “Cent’anni di solitudine” c’è già tutto. Tutto quello che Marquez poteva dirci, tutto quello che poteva solo lasciarci intuire.
Senz’altro uno degli incipit più belli della storia della letteratura e uno dei pochi per i quali quello che segue è all’altezza delle prime righe.
Non sei il solo ad avere difficoltà con l’albero genealogico della famiglia Buendia, su wikipedia hanno pensato bene di disegnarlo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Albero_genealogico_Buendia.png