politica


In queste calde giornate d’agosto un’osservazione sulla nostra politica, in particolare sulla Lega Nord.
Questo partito è ormai da 10 anni un partito di governo ma sembra che l’elettorato non lo consideri tale.
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Negli stati federali c’e’ sempre una componente di appartenenza allo stato, ovvero partendo dalla
centralita’ vengono definite dei sottostati che si occupano di problemi inerenti alla loro regione, ovvero
un localismo che arriva dal centro. 2 esempi: USA e svizzera. Magari il federalismo è anche spinto , tanto che le varie regioni hanno una loro capacita’ impositiva però il principio è che tutto parte dallo stato centrale, ovvero che il potere venga concesso dal centro verso la periferia.
Al contrario la Lega Nord parte come movimento separatista ovvero da un concetto opposto, non è lo stato che da’ potere alla regione ma una regione che vuole prendersi piu’ autonomia: ogni regione si arrangi e si tenga il suo bello o gramo che sia.
Ma a questo punto scatta l’equivoco: i movimenti separatisti sono sempre in lotta con il governo, spesso sono
lotte violente che sconfinano nella guerriglia e nel terrorismo oppure sono partiti pacifici ma senza velleita’ di governo. Vedi il separatismo dei paesi baschi e dei catalani in Spagna, dell’IRA in Irlanda , dei Ceceni e cosi’ via.

La lega nord, al contrario è partito di governo da anni. Lo scorso 30 aprile anche il senato approva la legge sul federalismo: tripudio tra i banchi della lega ed in effetti questo è un successo, la legge ottiene l’appoggio dell’Italia dei Valori , l’astensione del PD quindi passa senza problemi.
I punti principali sono :
- autonomia impositiva delle regioni ovvero Le funzioni fondamentali erogate (l’assistenza, la sanità e le spese amministrative che riguardano il comparto dell’istruzione) sono assicurate: attraverso il gettito tributario valutato ad aliquota e base imponibile uniformi; addizionale regionale Irpef; compartecipazione all’Iva;
- istituzione di nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, per le quali si punta a cancellare le corrispondenti province. Norme ad hoc per Roma capitale: un nuovo ente che sostituirà il Comune. Il consiglio comunale diventa assemblea capitolina e si occuperà di valorizzare beni storici, artistici, ambientali e fluviali oltre che di edilizia pubblica e privata.
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Ma ora arriva il bello: quando entrerà in vigore questa legge?
I più ottimisti dicono tra cinque anni, i pessimisti tra sette. Non si andrà comunque oltre il 2016. Scommettiamo che prima dell’entrata in vigore verra’ modificata se non annullata del tutto?
Intanto continua lo strombazzamento mediatico, un pò pacato in Tv, molto più aggressivo e senza freni nei comizi e nelle feste “padane”, arriva a livelli da nazionalsocialismo.
Ma io da lombardo posso stare tranquillo, a Roma la lega vigila…

Ha compiuto giusto questo mese 79 anni ed ha iniziato dal 15 maggio scorso l’ennesimo sciopero della fame e della sete.

Il motivo ?

Ha appreso che l’82% degli italiani NON sa che sarà presente la lista Bonino-Pannella al voto per il parlamento europeo. Così scritto una lettera al presidente della Repubblica nella quale

” denuncia la deriva partitocratica dell’”attuale Parlamento dei nominati” e protesta perche’ “il programma che dovrebbe garantire in condizioni di ‘par condicio’ le Tribune e i servizi elettorali e’ invece architettato in modo tale da assicurare il predominio assoluto di talk-show e telegiornali: vero e proprio monopolio politico incontrollabile e incontrollato- polemizza Pannella- di Raiset e del regime partitocratico dominante”.

simbolo della lista bonino-pannella

simbolo della lista bonino-pannella


Ho visto che usa lo strumento della sciopero dalla fame e della sete con continuita’ fin eccessiva,

gli ultimi scioperi sono dell’ottobre 2008 per la vigilanza rai, del 15 gennaio 2009 sempre per lo stesso motivo..

Sono denunce sacrosante, per me, e penso condivisibili da parecchie persone di vario colore politico.
Tempo fa avevo parlato con amici della scarsa qualita’ del nostro TG1 che assomiglia in parecchi servizi ad un talk-show.
Radio Radicale offre un valido servizio, senza pubblicità e senza veline, come dice la sigla, ma da lì ho sentito come viene pilotato il nostro parlamento.

Vorrei dire al dott. Pannella

“Confesso che non ti ho mai votato, ma stavolta ci faro’ un pensiero. E basta con questi scioperi pero’…

Ho deciso di riportare l’articolo pubblicato sul sito di repubblica:

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-27/diamanti-1mar/diamanti-1mar.html

SCOMPARSI. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L’IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell’insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008?

Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L’IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno.

Certamente, non si tratta di una novità. L’incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D’altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d’altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare.

Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D’Alema.
Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell’antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso – urlato – da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee – come abbiamo detto – non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi.

Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente “delusi”. Insoddisfatti dell’andamento dell’economia e dell’azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l’11 settembre del 2001, quindi subito dopo l’insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos.

Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.

La loro sfiducia, d’altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.

Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da “esuli” nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l’indignazione.

Questa raffigurazione, un po’ caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta “radicale”). Scomparsi anch’essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D’Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.

Ilvio Diamanti
(1 marzo 2009)
Chi si riconosce in questo articolo ? Io un po’ , ma non al punto da non andare al voto.

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“Negli anni ’70 eravamo all’avanguardia nella tecnologia nucleare, ma il fanatismo ideologico della sinistra ambientalista ci ha portato ad abbandonare questa tecnologia. Ora dobbiamo recuperare..”

Cosi’ il nostro presidente del consiglio si presenta ai giornalisti dopo l’incontro con Sarkozy, ed al TG1 delle 20:00 riporta la conferenza stampa.

Ovviamente non una parola sul referendum del 1987 nel quale la maggioranza degli italiani si dichiarò contro le centrali nucleari, altro che un gruppo di fanatici ambientalisti.

Se io fossi stato pro nucleare avrei esordito proprio da li’, dal referendum del 1987 spiegando il perchè ed il percome la tecnologia nuclare è da riconsiderare, evidenziando come in 22 anni le cose siano cambiate.

Ma ahimè questo non è lo stile del nostro presidente.

Al di la’ del pro o contro il nucleare, questo dà per l’ennesima volta l’idea di come il nostro presidente si rivolge al paese, raccontando mezze verita’ o addirittura delle balle grosse come una casa confidando sull’ignoranza degli italiani. Solo proclami e leggi /slogan, spesso con un grossolano tono propagandistico che offende la nostra intelligenza.

Ovviamente il nostro si circonda da una pletora di lacchè e tirapiedi che gli danno sempre ragione, perché questa è la compattezza del PDL.

Solo dopo 10 minuti arriva un servizio in cui si menziona il referendum del 1987. Ovviamente si tratta di un servizio anonimo e non e’ un politico che parla, la nota politica e’ già finita.

Spero solo che qualcuno che lo ha votato mi legga…

E’ di Rienzi, presidente della provincia di Firenze, con un promettente futuro, il primo commento all’elezione di Dario Franceschini.

Si trova una breve intervista su “La Stampa” , dove va giù pesante con la dirigenza PD.

Sabato i delegati del partito hanno dovuto scegliere tra 2 alternative:

  1. Nominare segretario il vice di Veltroni e rimandare all’autunno, con una nuovo congresso e nuove elezioni primarie.
  2. Procedere subito alle primarie per ripartire con un nuovo ordine.

Ha vinto, a larga maggioranza, l’opzione 1. Il Rienzi è contrario ma ubbidisce, secondo il mio modesto parere rifare oggi una costituente sarebbe stato un errore perche’ un nuovo leader, un nome nuovo e con idee moderne alla Obama si sarebbe ‘bruciato’ subito nelle europee di Giugno.

C’e’ da considerare che il PD e’ fatto a anime diverse, non a caso c’era Veltroni proveniente dall’area DS e Franceschini dall’area cattolica. Andare ancora alle primarie subito dopo la dimissione del segretario generale sarebbe stato una dimostrazione di debolezza.

Tanto che cosa cambia? Questione di qualche mese…

Quest’autunno potrà esserci un rinnovamento nel gia’ previsto congresso e non dettato da una sconfitta elettorale nelle regionali di Sardegna.

“Uè ma cosa credi, mia siamo in America qua” , così mi dice l’amico Sandro. Gli avevo parlato del caso Mills, condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi per corruzione, ovvero prese circa 600.000 per testimoniare il falso. Ovviamente se c’e’ corruzione non può essere solo uno il colpevole, perche’ se c’e’ corruzione vuol dire che c’è un corrotto ed un corruttore. Il probabile corruttore si è pero’ tutelato col lodo Alfano. E lasciamo perdere ulteriori commenti.

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Al contrario il leader dell’opposizione si dimette a seguito della sconfitta elettorale alle regionali della Sardegna. Per quello che Sandro mi ha detto cosi’…..

E Veltroni che se ne va? Il PD non ha una base sociale perche’ l’Italia , secondo me, non è ancora un paese democratico, tutto qua. Se il paese non e’ democratico come fa a prender piede il partito democratico? Convive l’anima attivista cattolica e di sinistra, i verdi, i radicali.. Ma quello che conta è che son sempre mancati i principi, il fatto che il nostro presidente del Consiglio prosegua imperterrito nonostante la condanna dell’avvocato Mills, nonostante la penosa figura nel caso Englaro sono lo specchio della nostra società perche’ alla fine vuol dire che comportandosi cosi’ risulti vincente nelle tornate elettorali. Il conflitto di interesse come fu risolto? Intestando le aziende al fratello, stampa compresa. Ma è sempre stato cosi’? Beh certo, mia nonna mi disse che negli anni ’30 erano tutti fascisti ( o quasi per fortuna..) poi dopo il ’43 quanti si misero a dar la caccia ai fascisti con drammatici episodi di violenza? Perche’ tutto il movimento anti-fascista ha dovuto aspettare il 1943, solo quando l’Italia era nel baratro dell’occupazione alleata? Forse per lo stesso motivo che porta sempre alla vittoria elettorale il nostro presidente del Consiglio. Per questo sono convinto che Walter Veltroni non c’entra nulla con le difficolta’ del partito democratico, secondo me ci vorranno parecchi anni prima che nel nostro paese attecchisca una coscienza democratica, potrà non avere grinta e mordente nei discorsi ma sono convinto che chiunque altro non avrebbe saputo far meglio, anzi in tanti avrebbero fatto peggio.

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Secondo me la specie dei fannulloni si suddivide in 2 sottospecie: i fannullori VERI e quelli INDOTTI
Il fannullone VERO è in realta’ poco diffuso, è  quello che ha da lavorare e per scelta fa poco o nulla e spesso riesce ad “infinocchiare” i superiori.
E’ invece, molto piu’ diffusa, la figura del fannullone INDOTTO. Ovvero il fannullone che per svariati motivi si trova a dover far poco anche se in realta’ lui sarebbe disposto a lavorare.
Come si genera il fannullone indotto?
Ecco alcuni esempi:

- Incorporazioni e/o fusioni di aziende: figure professionali che vengono a duplicarsi
- Assunzioni a scopo clientelare a seguito di raccomandazioni: si assume persone senza che ci sia una esigenza reale
- Parcheggio dovuto a correnti interne: in grosse aziende a causa di carriere fulminanti che portano a stroncare altre carriere: il manager stroncato e tutti i suoi sottoposti spesso diventano fannulloni indotti.
La globalizzazione e’ complice dei fannulloni, anzi li produce in serie.
Se una persona che lavora per me e’ un fannullone allora lo sono anche io che ho il compito di farlo lavorare e cosi’ all’insù nella catena gerarchica.
Allora chi dobbiamo punire?
Il fannullone è inquadrato in un’azienda che lo mantiene, ha dei responsabili, non c’è bisogno di provvedimenti che arrivino dal ministro della funzione pubblica.

E le assenze per malattia? Quando si spendera’ ad eseguire controlli così frequenti? I veri fannulloni non si lasceranno beccare cosi’ come tordi, sono dei professionisti dell’assenza, si scelgono i medici condotti “giusti”, conoscono tutti gli orari e tutte le norme che regolano i controlli, andare a beccare questi e’ un’impresa pressoche’ disperata.
Il fannullone indotto è meno furbo, non e’ cosi’ furbo come il vero fannullone anche se con il tempo lo diventera’..
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Intanto ho visto sul sito del ministero della funzione pubblica il reddito lordo del ministro: una miseria, solo 46.113 euro lordi all’anno!
Sappiate pero’ che essendo anche deputato, l’on. Brunetta si prende suppergiu’ 15.000 euro al mese!!( per calcoli precisi fate una gogolata )..
La superficialita’ e’ figlia dell’ignoranza, in realta’ il fannullone indotto e’ figlio del malcostume e della mancanza di valori che arrivano anche dalla nostra classe politica.

Beh buon fine settimana a tutti, oggi splende il sole , peccato non aver la macchina fotografica! Si vede la montagna colorata in 2 modi, con il bianco della neve sopra ed il colore autunnale sotto.

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Il sogno repubblicano dell’easy life e’ tramontato.

Il mio scetticismo in parte anche scaramantico era dettato da una ritrosia che la comunita’ usa poteva avere verso il candidato di colore, ritrosia che poteva essere nascosta dai sondaggi.

Probabilmente hanno dato la spinta decisiva le recenti crisi dei mercati e degli immobili che hanno indebolito la ‘middle class’.  Comunque PeterRei e’ contento cosi’.

Buona giornata a todos.

Premesso che Peter Rei è stato assente causa infortunio, ma oggi voglio parlare delle presidenziali.
Un veloce commento :
dalla Rai ben 40 giornalisti sono negli States ( alla faccia del risparmio…) , siccome l’incertezza fa audience tutti i TG ci riempiono la testa con sondaggi, previsioni e menate varie.
Invece di informare, descrivere spiegare la storia le differenze sui contenuti tra la tradione repubblicana e democratica ci riempiono la testa di previsioni, come fossimo ad una corsa di cavalli.

Personalmente penso che il candidato repubblicano puo’ diventare presidente, in barba a tutti i sondaggi.. Ma spero proprio di sbagliarmi!

Buon giorno a tutti.

Dopo che la settimana scorsa la Cai di Colaninno ha ritirato l’offerta per acquistare la parte buona di Alitalia arriva lo sconforto del governo.


Il nostro primo ministro tuona contro la CGIL che aveva mandato a monte l’accordo, “i vecchi comunisti sono la palla al piede del paese”. Personalmente considero anche lui “una palla al piede” per il nostro paese ma tant’è…Il nostro è un gran comunicatore, ma per governare ci vuole anche un interventismo , un’iniziativa che a Lui manca.
Preferivo il defunto Bettino , lui si arrivava ad esporsi personalmente con decisione, ricordate quando riuscì ad abolire la scala mobile? Oppure con il caso del sequesto di Abu Abbas a Sigonella?
Tornando al tormentone Alitalia: ai primi di giugno Tremonti mette 300 milioni per dare un po’ d’ossigeno al moribondo. Soldi nostri mica di Colaninno. Di questo il nostro premier si guarda bene dal ridirlo.
300 milioni trasformati poi in capitale, altro che prestito! E’ un’iniezione di liquidita’ per evitare il fallimento, per evitare di portare i libri contabili in tribunale.
Il resto, ovvero ben 2,2 miliardi di euro per sanare il marcio ( la bad company )  li metterebbe ancora lo stato, ed i profitti?
Per i profitti ci pensa la Cai. La Cai prende il buono di alitalia sborsando solamente 400 milioni!!( Ieri sera su ‘Anno zero dicevano 300 , boh).

La banca Leonardo quantifica il valore, peccato che tra i principali azionisti ci sia anche uno dei compratori.
Ricordiamo poi il conflitto di interessi Matteo Colaninno deputato PD e ministro per lo sviluppo economico del governo ‘ombra’ , Emma Marcegaglia presidente confindustria ed azionista della CAI.
La lavandaia dice :”Anche io voglio una fetta della newcompanny altro che storie!”
Infatti se andate su http://www.clandestinoweb.com/?option=com_content&task=view&id=12815
dicono in sostanza le stesse cose che dice la nostra lavandaia.
Dati i trascorsi di Colaninno con l’affare Telecom al quale l’allora capo del governo D’Alema spalancò la strada alla gigantesca OPA, pensava che i giochi fossero gia’ fatti.
Allora se un governo di destra-centro appoggia Colaninno che storicamente e’ amico degli ulivisti vuoi che non vada in porto l’affare?
Infatti andra’ in porto.
Cosi’ i dipendenti tirano la cinghia accettando il 7% di riduzione dello stipendio, che gia’ sono meno pagati rispetto ai colleghi transalpini e tedeschi, i politici vanno avanti e indietro in aereo gratis ( vedi areoporto di Albenga..) , gli amministratori responsabili hanno retribuzioni faraoniche e via che si riparte!!
Siamo alle solite debito pubblico e profitto privato.

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