marzo 2009


head_down_position1

La posizione della testa ha un grosso impatto sulla nuotata, ci può far andare più veloce o più piano.

Guardiamo la posizione della testa rispetto alla colonna vertebrale abbiamo:

• Stile libero, rana e delfino.
Se mentre nuoti guardi avanti sei in posizione “head up” questo ti abbassa le anche verso il fondo della piscina.
Se guardi sul fondo della piscina proprio sotto di te sei in posizione “head down” e siamo in posizione neutra ovvero non spingiamo le anche giù. ( come nella foto sopra )
• Dorso
Se guardi i tuoi piedi sei in posizione “head up” se guardi il soffitto ( o il cielo se sei all’aperto ) sei in posizione “head down”

Andiamo ora ad esaminare la posizione “head up”. Il termine head up è fuorviante perché non vuol dire che si nuota a testa alta ma che si guarda un po’ piu’ avanti del fondo diciamo che la linea del nostro sguardo fa all’incirca 45° col fondo vasca.
Se stiamo nuotando al massimo , per un breve tratto, ed abbiamo una notevole spinta di gambe questa posizione ci puo’ essere utile. Questo perché ci tiene giù le anche ed in questo modo si sfrutta ti più il lavoro delle gambe, andando a compensare la maggior resistenza all’avanzamento.
head_down_position
Ma quasi sempre la posizione migliore è quella “head down” ovvero guardare il fondo sotto di noi, oppure il soffitto se andiamo a dorso , tenendo allineate le vertebre cervicali ovvero tutta la spina dorsale parallela al fondo!
Si offre minor resistenza all’avanzamento perché le anche tendono ad essere piu’ alte rispetto a prima . Comunque le gambe devono lavorare sennò affondano ed oltre ad avere una piccola spinta propulsiva danno un bel vantaggio nel rendere il nostro assetto molto piu’ idro-dinamico.
Quindi la posizione migliore è quella head down.

E la respirazione?

A stile libero si sta in posizione “head down” ma la testa non e’ mai interamente sott’acqua e questo è un bene, piu’ la testa e’ fuori dall’acqua e meglio e’. Attenzione : ho detto piu’ e fuori dall’acqua ma sempre in posizione “head down” ovvero guarda il fondo!! Non guardate in avanti per tenere la testa alta!!
Quindi guardiamo come influisce l’altezza della testa sull’acqua ovvero quanta parte della testa rimane fuori dall’acqua sulla nuotata.
A questo punto posso distinguere 4 stili in 2 gruppi, nel primo gli stili a bracciata lunga ovvero quelli dove la mano entra in acqua molto davanti a noi ed esce a livello delle cosce, nel secondo gruppo ci sono quelli a bracciata corta:
• Stile libero e dorso sono a bracciata lunga
• Delfino e rana sono a bracciata corta

Negli stili a bracciata lunga tenere la testa il più’ possibile fuori dall’acqua, sempre in posizione head down ci aiuta.
Negli stili a bracciata corta, al contrario si è più idrodinamici, ovvero si scivola di più se si tiene la testa sott’acqua. Provate a fare un pezzo a delfino senza uscire a respirare, non andate più veloci?
Viceversa: nuotate a rana con la testa sempre fuori dall’acqua, andrete lentissimi…

Per maggiori precisazioni

andate su

http://swimming.about.com/od/swimtechniquehelp/a/head_position.htm

fly_head_positionback_head_position

Quest’inverno ci sono state abbondanti nevicate in montangna. L’altra domenica ho scattato una foto in un giretto con gli sci in montagna. Si rimpolpano un po’ i ghiacciai e le montagne sono gonfie di neve, meno male perche’ in questo modo anche se non piove rimane acqua per l’assetata pianura.
Alcuni sostengono che dall’estate scorsa, abbastanza fredda e con precipitazioni che son diventate nevicate sopra i 3000 mt gia’ da settembre si ha la sensazione che i ghiacciai riprendano un po’ del terreno perduto..
Secondo me è solo un episodio, non fa testo un anno solo visto che e’ da 50 anni che i ghiacciai si ritirano.
Postero’ ancora altre foto intanto ecco questa, la neve arriva fin sotto i cartelli di segnalazione.. siamo a 1800 mt sopra il livello del mare all’incirca e qui di notte si va ancora sotto zero ma di giorno il sole ci fa abbronzare.
Buongiorno a tutti.
87982

Eccone altre 2 , queste sono state scattate un po’ piu’ in basso la settimana scorsa…
dscf0098
dscf0099

Ho deciso di riportare l’articolo pubblicato sul sito di repubblica:


http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-27/diamanti-1mar/diamanti-1mar.html

SCOMPARSI. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L’IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell’insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008?

Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L’IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno.

Certamente, non si tratta di una novità. L’incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D’altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d’altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare.

Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D’Alema.
Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell’antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso – urlato – da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee – come abbiamo detto – non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi.

Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente “delusi”. Insoddisfatti dell’andamento dell’economia e dell’azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l’11 settembre del 2001, quindi subito dopo l’insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos.

Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.

La loro sfiducia, d’altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.

Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da “esuli” nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l’indignazione.

Questa raffigurazione, un po’ caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta “radicale”). Scomparsi anch’essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D’Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.

Ilvio Diamanti
(1 marzo 2009)
Chi si riconosce in questo articolo ? Io un po’ , ma non al punto da non andare al voto.