maggio 2009


“Ha gli occhi profondi..” questo riferì Ettore Milano a Biagio Cavanna, il massaggiatore di Coppi alla mattina del 1° giugno. Il riferimento della frase è rivolto a Hugo Coblet, lo svizzero, al quale il Milano, con la scusa di una foto aveva fatto togliere gli occhiali scuri con il quale si era presentato all’uscita della partenza.
In risposta Cavanna esclamò : “Allora non ha dormito!”.
Cosi’ cominciò una giornata memorabile di sport, siamo a Bolzano il 1° giugno del 1953, alla vigilia della penultima tappa del Giro d’Italia: la Bolzano – Bormio.
Fausto Coppi dice «il Giro è finito», perché in maglia rosa c’ è Hugo Koblet, che il giorno prima ha risposto alla grande a tutti gli attacchi.

Ma torniamo indietro di un giorno al 31 maggio, nel tappone dolomitico la Auronzo-Bolzano, tutti si aspettavano un Coppi all’attacco il suo rivale lo svizzero Hugo Koblet e’ in maglia rosa fin dalla tappa di Follonica, invece, a sorpresa, nella discesa del Falzarego, Koblet attacca rischiando la vita ad ogni curva e, in una quindicina di chilometri, guadagna ben due minuti e mezzo su Coppi e Fornara. In vetta al Pordoi il vantaggio dello svizzero sui due inseguitori scende a 1’15″. Sul Sella cede Fornara e Koblet comincia ad accusare la fatica. Coppi passa in testa e transita in vetta con 1’40″ di vantaggio sul biondo rivale. La folla impazzisce pregustando l’impresa. Mancano però più di cinquanta chilometri all’arrivo. Koblet rischia l’inimmaginabile in discesa e rientra ad una quindicina di chilometri da Bolzano.
Fausto scuote la testa, rassegnato. La volata tra i due a Bolzano, come detto, non ha storia ed ha il sapore del classico “a te il Giro e a me la tappa.” Ovvero Fausto vince la tappa e Hugo rimane saldamente in maglia rosa.
Al microfono di Mario Ferretti, Coppi dice: “Domani è troppo tardi ….” e rende omaggio al suo avversario dichiarando di essere ben lieto di giungere secondo dietro un grande campione come Koblet, veramente meritevole di vincere il Giro. E’ la resa.
I cronisti prendono nota e cantano il “de profundis”. Possibilista, ma con tanti “se”, si dichiara Emilio De Martino: ” …. insomma, se Coppi avrà la meglio su certi tortuosi ragionamenti e dannose titubanze, il Giro potrà essere ancora incerto.”
Ognuno dei presenti porta le sue argomentazioni affinché Fausto, l’indomani, non tiri i remi in barca: sullo Stelvio può succedere di tutto, è una salita terribile, è la prima volta che viene affrontata, Koblet soffre le grandi altezze.
L’airone biancoceleste scuote il capo. No, no, è proprio finita. Non si sa se si comporti così per intimo convincimento o per non tradire il probabile “a te il Giro e a me la tappa” di qualche ora prima.
L’ambiente si surriscalda, la discussione si fa animata ma il protagonista è come assente. Gianni Brera immaginerà persino un Pinella De Grandi, il meccanico della Bianchi, che, lasciati momentaneamente i rapporti, passeggia per la stanza brandendo nervosamente un martello.
“Ma, almeno, lo conosci lo Stelvio?” chiede qualcuno a Fausto. “No” è la risposta seccata. Tragella e Oriani prendono la “Checca” l’auto ammiraglia e vanno a vedere lo Stelvio.
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Tornano a tarda ora mentre le “contumelie condominiali” non si sono ancora placate.
“Lo Stelvio è una cosa mai vista. – annuncia trionfante Tragella – E’ un mostro!”
Coppi si lascia strappare una mezza promessa: “Beh, vediamo come si mette e poi decido se provarci o meno.”

1° giugno 1953, Bolzano
Vuoi per la spiata del gregario Enzo Milano che ho raccontato all’inizio, vuoi perché i dirigenti della Bianchi hanno convinto Coppi a non arrendersi, quando la strada comincia a salire gli uomini della Bianchi vanno all’attacco imprimendo un ritmo forsennato con Gismondi e Carrea alla corsa. Racconta Carrea: “appena la strada sale, rumba. Vado su come una moto. A Trafoi vinco il traguardo: in premio ci sono 15 giorni di sci, ma siccome non so sciare, peccato, non li ho mai fatti. Dopo Trafoi scatta Nino Defilippis. Quando in una curva Koblet perde 10 metri, con tutto il fiato che mi rimane urlo a Fausto: “Via, via”. Coppi va via, Koblet si pianta, io mi attacco alla sua ruota e per lui è come una revolverata in testa. Appena gli svizzerotti si avvicinano per spingerlo, io chiamo due poliziotti, prometto loro una ricompensa e li piazzo uno a destra e l’ altro a sinistra di Koblet: per lui è come un corteo funebre”.

Hugo Koblet dopo una delle sue vittorie

Hugo Koblet dopo una delle sue vittorie


Coppi attacca decisamente, una progressione micidiale alla quale nessuno sa resistere, inizia il volo dell’airone. L’aria d’alta quota riempie i sette litri di capacità vitale di Fausto. L’atleta biancoceleste sale leggero senza sforzo apparente, nessuno è mai stato così elegante sulla bici. Solo due piccole rughe ai lati del naso leggermente contratto, tradiscono la fatica. Dietro di lui, ad ogni tornante, la vecchia “Checca” cigola , rantola e sbuffa: ma è fatica o felicità?
Oriani guida con maestria la vecchia ammiraglia. Tragella è in piedi e, ad ogni curva, si attacca al parabrezza. Pinella “Pinza d’oro” De Grandi, con in mano una ruota, è in piedi a cavalcioni dello sportello, con una gamba in macchina e l’altra fuori. E’ teso e pronto a scattare, in caso di foratura, come un centometrista sui blocchi di partenza.6c967477012e64728485a16aeeef7a15
Dietro, Hugo Koblet ha ceduto di schianto. L’idolo delle donne, l’angelo biondo, arranca sfatto lungo gli infiniti tornanti della salita. Qualcuno parlerà poi di bioritmi, di asma, di problemi di respirazione oltre i millecinquecento metri di altitudine, di tradimento di un patto. Qualcuno, sommessamente, parlerà anche di droghe. La salita per lui è un calvario e lo scorta, controllandone ogni mossa, il più bravo in salita degli uomini di Coppi, Andrea Carrea, detto “Sandrino”. Il naso adunco e tormentato di Carrea pare il becco di un avvoltoio che controlla la sua preda.

Qualche tornante più sotto caracolla la maglia biancorossoverde di Gino Bartali. Il vecchiaccio, trentanove anni fra un mese, fa mirabilie in salita. Affronta la fatica con mistica rassegnazione, si alza sui pedali e martirizza il suo destriero d’acciaio sbattacchiandolo alternativamente a destra e a sinistra come il suo stile da arrotino gli impone. Il vecchio sale, fatica, ingobbisce e pensa: “Madonnina bona, l’è proprio duro ‘sto Stelvio. In vita mia ‘un l’ho mai fatta ‘na salita così dura. Però per la mi’ età ‘un vado miha male. E tutti ‘sti giovanotti dove sono?. Son tutti dietro al vecchio Gino tranne quello là e quel bravo figliolo del Pasqualino. Mamma mia, che fatica! L’è proprio dura, l’è durissima …. l’è ‘na bellezza, ‘na meraviglia …. ah, se c’avessi sei-sette anni di meno! Allora sì che se ne vedrebbero delle belle!”
In vetta allo Stelvio Coppi transita solo, indossa il caschetto, come è ormai abituato a fare nelle situazioni pericolose dopo la tragedia del fratello Serse, e si butta in discesa verso Bormio. Koblet rischia la vita in discesa, cade due volte ma riesce a guadagnare solo pochi spiccioli.

In un tripudio di folla, Fausto è primo a Bormio e vince il suo quinto Giro d’Italia: il numero 36 (numero caro al Campionissimo) gli porta ancora fortuna e gli fa vincere il 36° Giro d’Italia.
Secondo arriva il bravissimo Fornara e terzo è proprio lui, l’uomo che ha fermato il tempo, il vecchio Gino.

Il Giro è finito ma c’è spazio per le polemiche. Coppi incrocia Koblet nei corridoi dell’albergo e il biondo Hugo gli sbatte la porta del bagno in faccia. Patto tradito? Non si saprà mai.

2 giugno 1953

La carovana del Giro lascia Bormio per l’apoteosi finale verso Milano.

Sulle montagne nevica intensamente. Il passo dello Stelvio ora è assolutamente impraticabile. Se la cosa fosse avvenuta ieri al Giro non sarebbe successo niente …. proprio niente.
In vetta al passo dello Stelvio venne posto un cippo per ricordare l’impresa del campionissimo:
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Ecco come Gianni Brera descrisse Fausto Coppi

La struttura morfologica di Coppi, se permettete, sembra un’invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta. Coppi in azione non è più un uomo, del quale trascende sempre i limiti comuni. Coppi inarcato sul manubrio è un congegno superiore, una macchina di carne e ossa che stentiamo a riconoscerci simile. Allora persino i suoi capelli che il vento relativo scompiglia, paiono esservi per un fine preciso: indicare la folle incontenibile vibrazione del moto.

Il volto affilato e nervoso è un completamento della dinamica meravigliosa cui pure obbedisce il torace a carena. Le braccia sono due aleroni d’attacco. Non altro. Dalle reni ampie e falcate, dalle anche robuste si partono i muscoli che conferiscono alle gambe di Coppi quell’aspetto di leve disumane. Nel giro uniforme della pedalata, questi muscoli schioccano come elastici or tesi or rilassati con arte sagace e il brillio dei raggi, nelle due ruote, entra per la sua parte a creare uno spettacolo di meccanica facilità e di umana vigoria che conquista.

Allorché agile procede sul piano, l’abusata immagine della locomotiva che avanza per alternarsi di bielle in rotazione ti viene imposta da Coppi. Allorché, dondolando ritmicamente sui pedali, si attacca ad una salita e tu vedi Coppi al di là di ogni umano limite rinnovare l’antica bellezza dei miti più non osi guardarlo se solo pensi che egli è, come te, uomo. Più non osi per non sentirti a petto suo, troppo meschino. E allora pensi spontaneo esaltarlo come un fenomeno unico dello sport: ed esaltarti in lui che, grandissimo e ineguagliabile campione, è almeno, come te, italiano.

(da Gianni Brera “Ritratto breve di Fausto Coppi” – La Gazzetta dello Sport, 27/7/1949 )

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Ha compiuto giusto questo mese 79 anni ed ha iniziato dal 15 maggio scorso l’ennesimo sciopero della fame e della sete.

Il motivo ?

Ha appreso che l’82% degli italiani NON sa che sarà presente la lista Bonino-Pannella al voto per il parlamento europeo. Così scritto una lettera al presidente della Repubblica nella quale

” denuncia la deriva partitocratica dell'”attuale Parlamento dei nominati” e protesta perche’ “il programma che dovrebbe garantire in condizioni di ‘par condicio’ le Tribune e i servizi elettorali e’ invece architettato in modo tale da assicurare il predominio assoluto di talk-show e telegiornali: vero e proprio monopolio politico incontrollabile e incontrollato- polemizza Pannella- di Raiset e del regime partitocratico dominante”.

simbolo della lista bonino-pannella

simbolo della lista bonino-pannella


Ho visto che usa lo strumento della sciopero dalla fame e della sete con continuita’ fin eccessiva,

gli ultimi scioperi sono dell’ottobre 2008 per la vigilanza rai, del 15 gennaio 2009 sempre per lo stesso motivo..

Sono denunce sacrosante, per me, e penso condivisibili da parecchie persone di vario colore politico.
Tempo fa avevo parlato con amici della scarsa qualita’ del nostro TG1 che assomiglia in parecchi servizi ad un talk-show.
Radio Radicale offre un valido servizio, senza pubblicità e senza veline, come dice la sigla, ma da lì ho sentito come viene pilotato il nostro parlamento.

Vorrei dire al dott. Pannella

“Confesso che non ti ho mai votato, ma stavolta ci faro’ un pensiero. E basta con questi scioperi pero’…