Renè Burri è un fotografo svizzero , nato a Zurigo nel 1933 e questa è forse uno dei suoi scatti più famosi:


Che Guevara era fotogenico, tanto che comparve spesso sulle riviste occidentali dopo la rivoluzione cubana.

Fare una foto simbolo non è facile, spesso è il frutto del caso oltre che dell’abilità del fotografo. In questo caso, Renè Burri inviato con la giornalista Laura Berquist all’Avana nel 1962 racconta come riuscì a creare una foto simbolo. L’articolo e’ del Guardian , sotto trovate il link.

Nel 1958, un anno prima della rivoluzione, Magnum volle spedirmi a Cuba perché aveva dei contatti con i ribelli. Avevo appena trascorso sei mesi in Sud America e gli dissi di no, così persi un’occasione.Per fortuna, qualche anno dopo ebbi un’altra chiamata. Laura Bergquist, una famosa reporter della rivista Look, incontrò Che Guevara all’ONU nell’ottobre del 1962., dopo la crisi dei missili di Cuba. Lo punzecchiò a tal punto che il Che le disse: “Se avete il permesso dalla CIA o dal Pentagono allora la invito a Cuba e le farò vedere come vanno veramente le cose”. Ebbe così il semaforo verde per gli americani ed io andai là con lei.Arrivammo all’ufficio del Che all’ottavo piano dell’Hotel Riviera all’Avana. Allora era il numero 2 a Cuba, era ministro dell’industria e direttore del Banco Nacional, il suo viso era sulla banconota da 2 pesos. Una volta arrivati nel suo ufficio vidi che c’erano le persiane chiuse, dopo che ci fummo presentati gli chiesi in francese: “Che, posso aprire le persiane? Ho bisogno di un po’ di luce.”  Ma disse di no. Vabbè pensai tra me e me “è la tua di faccia, non la mia”. Subito, la Bergquist ed il Che iniziarono un furioso dibattito ideologico. La giornalista tirò fuori la storia che gli Americani erano ancora “arrabbiati” per la rivoluzione e lui cercava di convincerla che è successo quello che doveva succedere. Così per due ore e mezza, nel frattempo gli ballai intorno con la macchina fotografica: era un’opportunità incredibile di catturare le espressioni del Che in varie situazioni, mentre rideva, arrabbiato, dal davanti, dietro e di profilo. Utilizzati 8 rullini e lui non mi degnò di uno sguardo perché era così intento a convincere la giornalista con grafici e carte geografiche. Lei era una fumatrice accanita ed ogni tanto lui stesso le accendeva la sigaretta. Tornammo a New York , la rivista Look realizzò una storia di 16-20 pagine. La foto sopra era solo all’ottava pagina, non era certamente una foto “simbolo” come quella che Cartier-Bresson fece per la rivista Life nello stesso periodo. Cartier-Bresson era anche lui all’Avana con noi ma scattò foto solo alla conferenza stampa del Che.Dopo la morte del Chen nel 1967, questa foto divenne un simbolo, un’icona. Anche prima alcuni ragazzi di Zurigo mi cercarono perché volevano farne un poster, non seppi mai se al Che questa foto piacque o meno, non ci fu nessuna risposta da Cuba. Una foto è un istante, quanto schiacci il bottone della macchina niente torna più indietro. Questa foto fu un omaggio anche ad una marca di sigari, non certo a me come fotografo.

Link dell’articolo: Guardian: Il miglior scatto di Renè Burri

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