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Ieri sera, o meglio stamattina, verso le 2 ho finito di leggere “Le avventure di Augie March” , in precedenza, quest’estate avevo letto “Il re della Pioggia”. L’autore è Saul Bellow gia’ avevo scritto tempo fa di Herzog, il suo romanzo più famoso.

Rain man edito da Mondadori

Rain Man edito da Mondadori


Ma parlando di questi 2 devo dire che preferisco l’ultimo che ho letto, forse perchè il primo è ambientato in Africa e mi sembra allo stesso tempo un romanzo di avventure ed introspettivo allo stesso tempo.

Le storie di Augie March sono un favoloso romanzo, lo scrittore riesce a descrivere una trama che potrebbe essere anche banale come una storia di una persona che affornta i drammi e le felicità della vita, anche nel descrivere problemi sentimentali non scade mai nel patetico e nello sdolcinato. Un ebreo di genitori russi nato in Canada ma che fa dire al suo protagonista Augie “Sono americano, nato a Chicago….”.

Le avventure di Augie March - Mondadori

Le avventure di Augie March - Edito da Mondadori

Finora ho letto 4 romanzi dello scrittore, i due che preferisco, ovvero che metterei nella categoria degli imperdibili sono “Herzog” e “Le avventure di Augie March”, un po’ meno gli altri due “Il dono di Humbolt” ed “il re della pioggia” che pur sono bei romanzi.
Stasera nell’allenamento del martedì patirò un pò ma ne è valsa la pena.

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logo50

senza-perdere-la-tenerezza-copertinaChe dire, mentre tutti si preparano al cenone. Che devo scrivere sul blog ?

Una ricorrenza, 50 anni fa, negli ultimi giorni del 1958, a Cuba la colonna di Ernesto Guevara si impadroniva di Santa Clara e apriva la strada verso l’Avana.

Nel bene e nel male il mito del Che si diffondeva in tutto il mondo. Cosa spinge un giovane medico di Argentino, di Rosario a diventare un leader della rivoluzione di Cuba ? La natura umana è davvero imprevedibile, il senso di ingiustizia e di avventura forse? Nei suoi viaggi in America Latina si era convinto che era necessario l’uso delle armi per sovvertire l’ordine delle cose.

Chi mi conosce mi ha regalato per il compleanno, quest’estate una delle sue biografie. Scritta da Paco Ignacio Taibo II, si intitola “Senza perdere la tenerezza”

Un libro davvero completo, con parecchi aneddoti e storie. Purtroppo il mito del Che ispiro’ parecchi atti di terrorismo, anche in Italia, ma qua entro in un campo minato, non ho le conoscienze nè la voglia di commentare questo argomento.

Se vi capita andate ogni tanto su http://www.granma.cu/ , ogni tanto fa bene sentire anche qualche nota “fuori dal coro”.

E per finire su youtube i Nomadi: Hasta siempre comandante

Ciao a tutti

Mamarosa, con la vocina spenta che le era venuta (forse perchè aveva pianto per la prima volta dopo l’infanzia) disse:
“Nù mai fa del mal. U fà sto mestè… Se podevi fà, se potevi fà cosè? Sunt nasùda.. sunt cressùda in di casott… Ma nù mai fà del mal… ho jutà tanta gent. El Signur el me perdònna… l’à di lù, el Prevost… che l’è de Milan… còmpagn de mi.”
L’Agnese  approvava con la testa, la Bambina stringeva le labbra. Le ragazze piangevano: o, almeno, avrebbero dovuto piangere, a quell’epitaffio che Mamarosa si scolpiva lentamente, con la voce fioca, nell’aria pesante della stanza.
Dalla vicina Chiesa del Carmine, dopo che Mamarosa ebbe detto “còmpagn de mi”, quasi intendendo che da quella gran città veniva tutto, il male e il bene, senza colpa, cominciarono a suonare pochi tocchi di quella campanella che pare di ferro tanto è scarsa di eco. Era il Prevosto, che arrivato alla Prepositurale aveva spedito il sacrista al Carmine per dare un saluto a chi sapeva lui. Gliel’aveva chiesto Mamarosa.
“Famm sunà L’ingunìa, al Càrmen, che ghe tègni…”

Ecco come Chiara descrive gli ultimi momenti di Mamarosa l’anziana tenutaria del ‘casino’ del paese, quando si rivolge a Dio dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti dal prete del paese.
Anche oggi, nei nostri paesi e’ d’uso suonare le campane, suonano l’agonia per indicare a tutti che un loro paesano li ha lasciati.
Che bel libro questo “Il piatto piange”, se lo leggi ti sembra di essere nella Luino degli anni ’30. Quasi da mettere nella categoria imperdibili.
Parla di ragazzotti, di giovani del paese spensierati e senza problemi dediti al gioco ed alla ricerca di donne, ma il tutto e’ descritto in modo cosi’ naturale e scorrevole che il lettore ha proprio l’impressione di essere li’ e che loro, i giovani “vitelloni” conducano quella vita perche’ e’ il destino o meglio una sorta di imprinting che gli arriva dal paese che gli impone questo stile di vita, apparentemente dissoluto.
Poi, questa generazione verrà fagocitata dalla guerra.
Che tristezza mi ha fatto ieri sera vedere su una tv locale ( Telelombardia) degli esponenti dell’amministrazione locale commentare le recenti disposizioni contro la prostituzione da strada,
che pochezza quei commenti, e quanta ipocrisia in certi discorsi…
Dopo 5 min ho spento e ho ripreso a leggere e terminare il mio libro di Pietro Chiara.

Premesso che mi sono volati, anche perche’ i primi 2 stavo proprio male oltre a tosse “produttiva” anche una nausea che mi ha fatto ribaltare lo stomaco tutta una sera.

Pian piano recupero, il fatto di rimanere in casa mi fa anche riflettere su tante cose, sul nostro modo di concepire la vita, sulle priorita’ che si fissano spesso dettate dall’interesse personale.

Ho guardato vecchi dvd di gialli, o meglio di noir ispirati a Milano film tratti dai romanzi di Giorgio ( Vladimir) Scerbanenko tipo: “Venere privata” ( con una giovanissima e sensuale Raffaella Carra’ ) , “La morte risale a ieri sera”.  Film del 1970.


Andate qua http://www.davinotti.com/index.php?f=891 per una recensione.

Certo che Scerbanenko e’ il padre del noir italiano, di lui ho letto “Milano calibro 9”.

E’ bravo Scerbanenko ma io non sono un giallista, quindi non riesco ad apprezzarlo, per cui preferisco guardarmi i film.

 

E le letture?

Come gia’ anticipato nel post precedente, ho anche finito di leggere “L’assenza dell’assenzio” di Andrea Pinketts,

 

un buon libro anche perche’ ambientato anche questo nella Milano degli anni ’90, anche se non lo metto sicuramente nella categoria degli imperdibili.
Ora ho iniziato “Il piatto piange” di Chiara..
Ho ripreso il lavoro anche se mi rimane una fastidiosa sinusite che a tratti mi da ancora mal di testa, chissa’ quando riprendero’ a nuotare decentemente? (Sic!)
Ciao a todos

 

E’ del 1964, narra di Moses Herzog un professore universitario che vive una grande crisi interiore, scrive biglietti con lettere immaginarie a tutte le persone con cui vuole dialogare, sia persone conosciute che famosi personaggi storici. Sicuramente nel nostro tempo Mr Herzog avrebbe avuto un suo blog.

Bellow scrive benissimo il libro sa tanto di cose che anche noi maschi quarantenni proviamo ed abbiamo provato, scrive sopratutto molto di se stesso, quasi un’autobiografia.

Che altro dire? Un romanzo che lascia il segno.

Romanzo che contribui’ notevolmente sulla fama di Bellow che gli portò nel 1976 il nobel per la letteratura. Di lui ho letto anche “Il dono di Humbolt” ma voglio leggerne altri.

Incipit
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio….

 


Ho letto questo libro al mare: Gabriel Garcia Marquez inventa il fantastico villaggio di Macondo con tutti i suoi personaggi: mi sembra proprio un libro “sudamericano”.
Premesso che non ho la preparazione e la cultura letteraria per scrivere recensioni di libri,  quello che mi ha colpito di piu’ di questo libro e’ che dal capostipite e fondatore di Macondo Josè Arcadio Buendia in un secolo si passa attraverso varie generazioni all’ultimo Buendia, tutti i nomi sono Arcadio o Aureliano, per ricordarsi tutti i legami bisognerebbe costuirsi l’albero genealogico con carta e penna, ma anche i personaggi femminili sono descritti cosi’ bene..
Quanti spunti di contatto con la realta’ sudamericana troviamo nell’inventato villaggio di Macondo? Secondo me tantissimi.”

Con questo libro scritto nel 1967 Marquez vinse il Nobel per la letteratura nel 1982.

Ho conosciuto l’autore leggendo qualche anno fa “Il generale nel suo labirinto” una pseudo biografia dell’ultimo periodo di vita di Simon Bolivar, da qui la scelta di leggermi forse la sua opera piu’ importante quando passando nelle bancarelle ho visto questo libro.

Massima per il week-end : “Non ho mai il tempo necessario per essere puntuale” oppure come dice Lord Henry Wotton “La puntualità è ladra del tempo”