politica


Un’amica insegnante mi raccontava ieri della sua frustrazione per una scuola pubblica che deve tirar la cinghia, classi con 11 ragazzi extra-comunitari su un totale di 30 alunni.
Una notevole multi-etnia, chi arriva dal Brasile, dal Marocco, dalla Cina e dalla Romania.
Come si puo’ pretendere che questi ragazzi di 12-13 anni si inseriscano in un programma didattico, come si può pretendere che i ragazzi italiani nella stessa classe non ne risentano?
Che strutture ha predisposto la scuola per far fronte a questo enorme problema?
Per questi ragazzi è prevista 1 o 2 ore settimanali al pomeriggi di scuola integrativa di italiano, ma è insufficiente per colmare la differenza che hanno verso i loro coetanei italiani.
E’ come voler riempire una botte con il contagocce mi dice…

Ed il nostro governo cosa fa?

Ieri la maggioranza ubbidiente, al Senato, messa sotto controllo dall’ennesimo voto di fiducia ha fatto passare il decreto legge per limitare le intercettazioni e la loro pubblicazione sui media.
La principale preoccupazione del nostro governo è questa, per il resto si lascia andare tutto come va, salvo poi dare la colpa all’unione europea quando si rende necessaria una manovra finanziaria ovvero quando si devono rastrellare un po’ più di denari.

A questo link http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201006articoli/55832girata.asp
trovate un riassunto oltre ad un elenco di casi che, con la nuova normativa NON potranno più essere scoperti, con summo gaudio del nostro presidente del consiglio.

In italia la democrazia sta morendo, colpa nostra direi quasi come un popolo bue, un bue che non si rende conto che lo si sta portando al macello.
Il bue è rappresentato dal tripudio di piazza Venezia nel 10 giugno di 70 anni fa, tutti acclamanti per la nostra entrata in guerra, il bue era apatico e trovava comodo lasciarsi convincere dalla martellante propaganda del regime.
Anche adesso regna una simile “apatia” questo disinteresse verso quanto si sta mettendo in atto questi giorni.
Una cricca di personaggi fa entrare in parlamento solo chi è ligio ai suoi voleri, un parlamento sempre mezzo vuoto, salvo qualche audunata come quella di ieri in cui i parlamentari marionetta sono chiamati a votare per far approvare le direttive di chi ha permesso loro di godere dello status di parlamentare.
70 anni fa solo la fame e la morte della guerra fecero aprire gli occhi al bue, perchè si sa che finchè la pancia è piena non ci sono mai problemi.

Belgio, divieto assoluto di Burqa
primo paese a bandilo in Europa

Ho letto oggi che il Belgio è il primo paese in Europa che ha bandito l’uso del Burqua.

Personalmente sono favorevole, massima libertà di culto ma andare in giro mascherate penso non sia una cosa positiva per le donne. Certo la libertà personale viene violata e dal punto di vista giuridico questa legge può avere delle falle:
viene vietato, per motivi di ordine pubblico, di circolare per strada col volto coperto in modo da essere identificabili.
Rimane da stabilire come possono essere identificati i motociclisti che indossano il casco integrale?
Ma leggendo oltre scopro con disgusto che il burqua non è nella tradizione islamica, È un’imposizione degli estremisti,o meglio dei fondamentalisti islamici i taliban…Da questo si vede come spesso siamo troppo superficiali e male informati, quante persone in Italia pensano che sia la tradizione musulmana ad obbligare alle donne di mettersi questi copricapi?
Colpa anche dei mass media che ultimamente son troppo politicizzati.
Diventa sempre più preziosa la presenza di radio radicale, organo di partito ma il fatto di mandare in onda dibattiti e convegni di partiti senza fronzoli e commenti , senza pubblicità, va preservato.

In queste calde giornate d’agosto un’osservazione sulla nostra politica, in particolare sulla Lega Nord.
Questo partito è ormai da 10 anni un partito di governo ma sembra che l’elettorato non lo consideri tale.
bandiere
Negli stati federali c’e’ sempre una componente di appartenenza allo stato, ovvero partendo dalla
centralita’ vengono definite dei sottostati che si occupano di problemi inerenti alla loro regione, ovvero
un localismo che arriva dal centro. 2 esempi: USA e svizzera. Magari il federalismo è anche spinto , tanto che le varie regioni hanno una loro capacita’ impositiva però il principio è che tutto parte dallo stato centrale, ovvero che il potere venga concesso dal centro verso la periferia.
Al contrario la Lega Nord parte come movimento separatista ovvero da un concetto opposto, non è lo stato che da’ potere alla regione ma una regione che vuole prendersi piu’ autonomia: ogni regione si arrangi e si tenga il suo bello o gramo che sia.
Ma a questo punto scatta l’equivoco: i movimenti separatisti sono sempre in lotta con il governo, spesso sono
lotte violente che sconfinano nella guerriglia e nel terrorismo oppure sono partiti pacifici ma senza velleita’ di governo. Vedi il separatismo dei paesi baschi e dei catalani in Spagna, dell’IRA in Irlanda , dei Ceceni e cosi’ via.

La lega nord, al contrario è partito di governo da anni. Lo scorso 30 aprile anche il senato approva la legge sul federalismo: tripudio tra i banchi della lega ed in effetti questo è un successo, la legge ottiene l’appoggio dell’Italia dei Valori , l’astensione del PD quindi passa senza problemi.
I punti principali sono :
– autonomia impositiva delle regioni ovvero Le funzioni fondamentali erogate (l’assistenza, la sanità e le spese amministrative che riguardano il comparto dell’istruzione) sono assicurate: attraverso il gettito tributario valutato ad aliquota e base imponibile uniformi; addizionale regionale Irpef; compartecipazione all’Iva;
– istituzione di nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, per le quali si punta a cancellare le corrispondenti province. Norme ad hoc per Roma capitale: un nuovo ente che sostituirà il Comune. Il consiglio comunale diventa assemblea capitolina e si occuperà di valorizzare beni storici, artistici, ambientali e fluviali oltre che di edilizia pubblica e privata.
49f96e2daa8d3_zoom
Ma ora arriva il bello: quando entrerà in vigore questa legge?
I più ottimisti dicono tra cinque anni, i pessimisti tra sette. Non si andrà comunque oltre il 2016. Scommettiamo che prima dell’entrata in vigore verra’ modificata se non annullata del tutto?
Intanto continua lo strombazzamento mediatico, un pò pacato in Tv, molto più aggressivo e senza freni nei comizi e nelle feste “padane”, arriva a livelli da nazionalsocialismo.
Ma io da lombardo posso stare tranquillo, a Roma la lega vigila…

Ha compiuto giusto questo mese 79 anni ed ha iniziato dal 15 maggio scorso l’ennesimo sciopero della fame e della sete.

Il motivo ?

Ha appreso che l’82% degli italiani NON sa che sarà presente la lista Bonino-Pannella al voto per il parlamento europeo. Così scritto una lettera al presidente della Repubblica nella quale

” denuncia la deriva partitocratica dell'”attuale Parlamento dei nominati” e protesta perche’ “il programma che dovrebbe garantire in condizioni di ‘par condicio’ le Tribune e i servizi elettorali e’ invece architettato in modo tale da assicurare il predominio assoluto di talk-show e telegiornali: vero e proprio monopolio politico incontrollabile e incontrollato- polemizza Pannella- di Raiset e del regime partitocratico dominante”.

simbolo della lista bonino-pannella

simbolo della lista bonino-pannella


Ho visto che usa lo strumento della sciopero dalla fame e della sete con continuita’ fin eccessiva,

gli ultimi scioperi sono dell’ottobre 2008 per la vigilanza rai, del 15 gennaio 2009 sempre per lo stesso motivo..

Sono denunce sacrosante, per me, e penso condivisibili da parecchie persone di vario colore politico.
Tempo fa avevo parlato con amici della scarsa qualita’ del nostro TG1 che assomiglia in parecchi servizi ad un talk-show.
Radio Radicale offre un valido servizio, senza pubblicità e senza veline, come dice la sigla, ma da lì ho sentito come viene pilotato il nostro parlamento.

Vorrei dire al dott. Pannella

“Confesso che non ti ho mai votato, ma stavolta ci faro’ un pensiero. E basta con questi scioperi pero’…

Ho deciso di riportare l’articolo pubblicato sul sito di repubblica:


http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/partito-democratico-27/diamanti-1mar/diamanti-1mar.html

SCOMPARSI. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L’IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell’insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008?

Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L’IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno.

Certamente, non si tratta di una novità. L’incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D’altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d’altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare.

Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D’Alema.
Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell’antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso – urlato – da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee – come abbiamo detto – non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi.

Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente “delusi”. Insoddisfatti dell’andamento dell’economia e dell’azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l’11 settembre del 2001, quindi subito dopo l’insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos.

Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.

La loro sfiducia, d’altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.

Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da “esuli” nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l’indignazione.

Questa raffigurazione, un po’ caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta “radicale”). Scomparsi anch’essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D’Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.

Ilvio Diamanti
(1 marzo 2009)
Chi si riconosce in questo articolo ? Io un po’ , ma non al punto da non andare al voto.

berlusconi_sarkozy01g1

“Negli anni ’70 eravamo all’avanguardia nella tecnologia nucleare, ma il fanatismo ideologico della sinistra ambientalista ci ha portato ad abbandonare questa tecnologia. Ora dobbiamo recuperare..”

Cosi’ il nostro presidente del consiglio si presenta ai giornalisti dopo l’incontro con Sarkozy, ed al TG1 delle 20:00 riporta la conferenza stampa.

Ovviamente non una parola sul referendum del 1987 nel quale la maggioranza degli italiani si dichiarò contro le centrali nucleari, altro che un gruppo di fanatici ambientalisti.

Se io fossi stato pro nucleare avrei esordito proprio da li’, dal referendum del 1987 spiegando il perchè ed il percome la tecnologia nuclare è da riconsiderare, evidenziando come in 22 anni le cose siano cambiate.

Ma ahimè questo non è lo stile del nostro presidente.

Al di la’ del pro o contro il nucleare, questo dà per l’ennesima volta l’idea di come il nostro presidente si rivolge al paese, raccontando mezze verita’ o addirittura delle balle grosse come una casa confidando sull’ignoranza degli italiani. Solo proclami e leggi /slogan, spesso con un grossolano tono propagandistico che offende la nostra intelligenza.

Ovviamente il nostro si circonda da una pletora di lacchè e tirapiedi che gli danno sempre ragione, perché questa è la compattezza del PDL.

Solo dopo 10 minuti arriva un servizio in cui si menziona il referendum del 1987. Ovviamente si tratta di un servizio anonimo e non e’ un politico che parla, la nota politica e’ già finita.

Spero solo che qualcuno che lo ha votato mi legga…

E’ di Rienzi, presidente della provincia di Firenze, con un promettente futuro, il primo commento all’elezione di Dario Franceschini.

Si trova una breve intervista su “La Stampa” , dove va giù pesante con la dirigenza PD.

Sabato i delegati del partito hanno dovuto scegliere tra 2 alternative:

  1. Nominare segretario il vice di Veltroni e rimandare all’autunno, con una nuovo congresso e nuove elezioni primarie.
  2. Procedere subito alle primarie per ripartire con un nuovo ordine.

Ha vinto, a larga maggioranza, l’opzione 1. Il Rienzi è contrario ma ubbidisce, secondo il mio modesto parere rifare oggi una costituente sarebbe stato un errore perche’ un nuovo leader, un nome nuovo e con idee moderne alla Obama si sarebbe ‘bruciato’ subito nelle europee di Giugno.

C’e’ da considerare che il PD e’ fatto a anime diverse, non a caso c’era Veltroni proveniente dall’area DS e Franceschini dall’area cattolica. Andare ancora alle primarie subito dopo la dimissione del segretario generale sarebbe stato una dimostrazione di debolezza.

Tanto che cosa cambia? Questione di qualche mese…

Quest’autunno potrà esserci un rinnovamento nel gia’ previsto congresso e non dettato da una sconfitta elettorale nelle regionali di Sardegna.

Pagina successiva »